Il tuo viaggio nelle Marche puoi costruirlo intorno a una tavola. Si parte dal mare di Senigallia e poi, spostandosi di qualche chilometro, si arriva a colline, borghi, cantine, frantoi. E soprattutto sapori che raccontano una storia lunga secoli.
In questo articolo vogliamo suggerirti le migliori tappe, da fare senza fretta, una forchettata alla volta.
Prima tappa: Senigallia, tra mare e tradizione
Il punto di partenza non può essere che Senigallia con i suoi brodetti, le grigliate e i fritti. Piatti che sanno di Adriatico e di giornate lente. Sarà facile iniziare a capire la cucina marchigiana: concreta, legata alla terra, fatta di ingredienti semplici ma riconoscibili.
E poi c’è sempre il momento dell’aperitivo, magari con qualcosa di locale nel bicchiere, come la Lacrima di Morro d’Alba.
Seconda tappa: le colline dell’olio e del vino
Lasciato il mare in pochi minuti sei già tra gli ulivi.
L’olio extravergine marchigiano ha una storia antica. Già ai tempi della Repubblica di Venezia veniva apprezzato per il suo aroma e venduto a prezzi più alti rispetto ad altri oli. Oggi è ancora così. Intenso e profumato, è perfetto su pane caldo o su piatti semplici.
Accanto all’olio, ci sono le cantine. Le Marche contano decine di vini tra DOC, DOCG e IGT. Potrai scegliere tra bianchi freschi e minerali, perfetti con il pesce, e rossi più strutturati, da abbinare a carne e salumi.
La regola però è una sola: fermarsi, assaggiare e parlare con chi produce. Sarai sorpreso dalle decine di storie che potrai ascoltare!
Terza tappa: Campofilone e la pasta all’uovo
Se ami la pasta fatta in casa, questa è una deviazione obbligata.
I maccheroncini di Campofilone, un borgo del Piceno, sono un simbolo della tradizione marchigiana. Sottilissimi, quasi impalpabili, preparati con una ricetta semplice a base di semola di grano duro e uova in quantità doppia rispetto al normale.
Il risultato è una pasta che tiene la cottura in modo incredibile e che si sposa perfettamente con sughi ricchi, ma anche con condimenti più leggeri.
Quarta tappa: i formaggi di Urbino e Talamello
Nelle Marche il formaggio non è solo cibo, è cultura.
La casciotta di Urbino, per esempio, era già amata nel Rinascimento. Tra i suoi estimatori si dice ci fosse anche Michelangelo. A Casteldurante, oggi Urbania, Buonarroti era proprietario di tre terreni, che gli assicuravano un’abbondante scorta di questo formaggio.
Poi c’è il formaggio di fossa, stagionato sottoterra e conosciuto come “ambra di Talamello”: un sapore intenso, deciso, che cambia completamente a seconda della stagionatura.
E lungo tutto l’Appennino trovi una varietà di pecorini che raccontano ogni territorio in modo diverso.
Quinta tappa: salumi, tradizione e ingegno contadino
Quella marchigiana è una cucina nata per non sprecare nulla. Dalla tradizione mezzadrile nascono salumi come il ciauscolo, morbido e spalmabile, o il salame di Fabriano. Più a nord, il prosciutto di Carpegna rappresenta una versione più “nobile”, delicata e profumata.
Ogni prodotto ha una storia fatta di necessità, stagioni e tempo.
Sesta tappa: tartufo e carne dell’entroterra
Se ti spingi verso la provincia di Pesaro e Urbino, tra zone come Acqualagna, considerata la capitale del tartufo, oppure borghi come Sant’Angelo in Vado e Apecchio, entri nel cuore di questo mondo.
Qui il tartufo è ovunque: bianco o nero, sempre protagonista. Il più pregiato è il tartufo bianco, intenso e aromatico, capace di trasformare anche il piatto più semplice.
Accanto al tartufo, trovi carni di altissima qualità come il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, una delle eccellenze italiane, spesso protagonista di grigliate e piatti della tradizione locale.
Settima tappa: dolcezze e miele
Per chiudere, qualcosa di dolce. Il miele nelle Marche è una tradizione antichissima. Tra i più diffusi ci sono i millefiori, diversi a seconda della zona e delle fioriture.
Perfetto da solo, o abbinato ai formaggi per un finale che resta.
Questo itinerario parte da Senigallia ma lascia spazio alla curiosità. Fermati in una cantina incontrata per caso, un frantoio, una trattoria che profuma già da fuori e poi, quando la giornata si chiude, si torna al tuo Piano B con un bottino fatto di racconti, sapori, e con quella sensazione di aver scelto la strada giusta.
