Quando si pensa a Senigallia vengono subito in mente il mare, la Spiaggia di Velluto e la Rotonda. Ma c’è un altro elemento, forse meno conosciuto da chi visita la città per la prima volta, che fa parte profondamente della sua identità: la fotografia.

Non si tratta semplicemente di qualche mostra o di un museo dedicato al tema. Senigallia ha avuto un ruolo importante nella storia della fotografia italiana del Novecento, diventando il luogo in cui fotografi, artisti e intellettuali hanno sperimentato nuovi linguaggi e dato vita a esperienze destinate a lasciare il segno.

Un percorso che ha portato anche al riconoscimento ufficiale di Senigallia come Città della Fotografia da parte della Regione Marche.

E per chi conosce soprattutto la sua anima balneare, scoprire questa parte della città può essere una bella sorpresa.

Tutto comincia con Giuseppe Cavalli

Uno dei nomi fondamentali di questa storia è Giuseppe Cavalli, fotografo e teorico che si trasferì a Senigallia nel 1939.

Cavalli considerava la fotografia una vera forma d’arte, capace non soltanto di documentare la realtà, ma anche di interpretarla e trasformarla attraverso la sensibilità dell’autore. Nel 1947 fu tra i firmatari del manifesto del gruppo fotografico La Bussola, che contribuì al dibattito sulla fotografia artistica italiana del dopoguerra.

Fu proprio attorno alla sua figura che, qualche anno più tardi, nacque a Senigallia una delle esperienze fotografiche più interessanti del periodo.

Il Gruppo Misa e una piccola città al centro della fotografia italiana

Nel 1953 nasce a Senigallia il Gruppo Misa, con Giuseppe Cavalli come presidente.

Ne fecero parte diversi fotografi, tra cui Mario Giacomelli, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi, Adriano Malfagia e altri autori che avrebbero seguito percorsi differenti, contribuendo però a rendere la città un vero laboratorio di ricerca fotografica.

Non c’era un unico stile da seguire. Il confronto riguardava proprio il modo di guardare la realtà e di trasformarla in immagine.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti della storia fotografica di Senigallia: tutto avveniva lontano dai grandi centri culturali italiani, in una città affacciata sull’Adriatico che riuscì comunque a diventare un punto di riferimento per fotografi e studiosi.

Mario Giacomelli: Senigallia vista attraverso un altro sguardo

Il nome più conosciuto legato a questa storia è naturalmente quello di Mario Giacomelli, nato a Senigallia nel 1925 e oggi considerato uno dei grandi maestri della fotografia italiana del Novecento.

Le sue immagini sono immediatamente riconoscibili: bianchi molto luminosi, neri profondi, contrasti fortissimi e paesaggi che sembrano quasi trasformarsi in disegni astratti.

Ma dentro le sue fotografie c’è anche moltissimo del territorio in cui ha vissuto.

Ci sono le campagne marchigiane viste dall’alto, la costa, le persone, la vita quotidiana e naturalmente Senigallia. Ci sono poi alcune delle serie che lo hanno reso celebre nel mondo, come “Io non ho mani che mi accarezzino il viso”, con i giovani seminaristi ripresi mentre giocano nella neve, e le fotografie realizzate a Scanno.

Le sue opere sono entrate nelle collezioni di importanti istituzioni internazionali, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra e la Bibliothèque nationale de France di Parigi, eppure il rapporto con Senigallia non si è mai interrotto.

La sua tipografia di via Mastai divenne negli anni anche un luogo d’incontro per fotografi, critici e persone interessate alla fotografia, contribuendo ulteriormente alla crescita dell’ambiente culturale cittadino.

Dove scoprire la fotografia a Senigallia

Questa storia oggi non appartiene soltanto agli archivi. Chi visita Senigallia può incontrarla direttamente in alcuni dei suoi luoghi culturali.

Uno dei principali è Palazzo del Duca, proprio di fronte alla Rocca Roveresca, dove trova spazio la Civica Raccolta dedicata a Mario Giacomelli. Il patrimonio comprende oltre 250 fotografie selezionate e donate dallo stesso artista al Comune, con opere appartenenti ad alcune delle sue serie più importanti.

Qui è ospitata anche l’esposizione permanente “Il realismo magico di Mario Giacomelli”, dedicata all’opera del fotografo senigalliese.

Un altro riferimento fondamentale è il MUSINF, Museo d’Arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia, il cui patrimonio documenta in particolare l’esperienza del Gruppo Misa e il rapporto tra fotografia, arte e informazione.

Mostre temporanee, esposizioni e iniziative culturali continuano inoltre a riportare periodicamente l’attenzione sui protagonisti di questa storia e sugli autori contemporanei che ne raccolgono, in modi diversi, l’eredità.

Una città da guardare con occhi diversi

Conoscere questa parte della storia di Senigallia cambia anche il modo di passeggiare per la città.

Il centro storico, la spiaggia, il porto, le colline appena fuori dal centro e persino i paesaggi agricoli dell’entroterra sono gli stessi luoghi che per decenni hanno fornito materia e ispirazione a generazioni di fotografi. Ed è curioso pensare che una città conosciuta soprattutto per il suo mare sia diventata, allo stesso tempo, uno dei luoghi più importanti della cultura fotografica italiana.

Per questo, durante il tuo soggiorno da Piano B vale la pena dedicare qualche ora anche all’anima culturale di Senigallia. Magari entrando a Palazzo del Duca e osservandola attraverso gli occhi di Mario Giacomelli.

Un modo per continuare a esplorare questa parte dell’identità della città anche fuori dai musei e dagli spazi espositivi. E, una volta tornati a passeggiare per Senigallia, probabilmente la guarderete anche voi in modo un po’ diverso.